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28 maggio 2019

I Profughi della Grande Guerra da Cismon del Grappa a Giarre

 

I Profughi della Grande Guerra da Cismon del Grappa a Giarre

Il saggio ripercorre la profonda impronta lasciata dalla Grande Guerra nel territorio ionico-etneo, evidenziando come il conflitto abbia unito idealmente e materialmente il Nord e il Sud dell'Italia. Prima dell'entrata in guerra, il distretto di Giarre e Riposto fu teatro di accesi scontri ideologici tra gli studenti interventisti, che manifestavano con toni violenti contro la passività del Governo, e le fazioni socialiste e pacifiste che denunciavano gli interessi borghesi dietro il conflitto. Con l'inizio delle ostilità nel 1915, molti cercarono di evitare il fronte attraverso esoneri legati ad attività lavorative ritenute indispensabili, come l'estrazione di oli essenziali a Mascali o la produzione vinicola a Riposto, mentre chi partiva affrontava l'inferno delle trincee sotto la costante minaccia di rigide punizioni per diserzione o autolesionismo.

Un capitolo centrale di questa storia è rappresentato dal profugato seguito alla disfatta di Caporetto, quando nel novembre 1917 oltre cento abitanti di Cismon del Grappa giunsero a Giarre dopo un estenuante viaggio ferroviario di quattordici giorni attraverso la penisola. Nonostante le iniziali difficoltà e la confusione burocratica, la comunità locale rispose con straordinaria solidarietà: furono istituiti comitati pro-profughi, raccolti fondi e offerti alloggi sia in strutture pubbliche che in case private. L'integrazione fu favorita anche dal lavoro, con gli uomini impiegati nelle campagne etnee e le donne nelle fabbriche agrumarie, permettendo un fecondo scambio di conoscenze tra la cultura contadina veneta e quella siciliana.

Simbolo spirituale di questo legame divenne la statua della Madonna del Pedancino, che i profughi portarono con sé per sottrarla all'invasore e che, dopo essere andata smarrita durante il tragitto, fu ritrovata a Milano e accolta a Giarre con una solenne processione. Il clima di fratellanza fu così intenso che, al momento della partenza dei profughi nel giugno 1919, molte donne decisero di restare in Sicilia avendo sposato uomini del luogo. Questo rapporto di gratitudine e affetto reciproco si è cristallizzato nel tempo, portando all'ufficializzazione di un gemellaggio nel 1969 e a costanti visite istituzionali che ancora oggi celebrano la memoria di quell'accoglienza generosa.


Youcanprint - Lecce, 2019 - pagg. 35                          https://mcc-libri.yolasite.com/

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